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Antichi cadaveri e moderna estinzione o via dell’amore?

Antichi cadaveri e moderna estinzione o via dell’amore?

Sostenibilità 20 Mar 2025 di Fabio Fantuzzi

In questo articolo parliamo di:

L’energia in Fisica

“Tutto è energia” è un’affermazione sulla quale probabilmente si potrebbero trovare d’accordo eminenti scienziati e elevati mistici. 

Di energia la Fisica riconosce tante forme, che vediamo più avanti, ma è interessante analizzare la definizione che si dà del termine: L’Energia è la grandezza fisica che misura la capacità di un corpo o di un sistema fisico di compiere lavoro, a prescindere dal fatto che tale lavoro sia o possa essere effettivamente attuato.

A questo punto dobbiamo chiederci cosa sia il Lavoro, e la definizione che ne viene data è questa: il Lavoro è il trasferimento di energia tra due sistemi quando avviene uno spostamento attraverso l’azione di una forza, o una risultante di forze, che ha una componente non nulla nella direzione dello spostamento.

Come si può vedere, il concetto di lavoro è legato a quello di spostamento, quindi a quello, affine, di Cambiamento. 

Per ottenere un Cambiamento occorre Lavoro; per fare un Lavoro occorre Energia.

La natura ci pone continuamente di fronte a cambiamenti evidenti, ma anche quando sembra che il cambiamento non ci sia, ad esempio in un sasso, la Fisica ci dice che quel sasso è composto di atomi, e che l’atomo è costituito da un nucleo e da una corteccia elettronica, tra i quali sussiste una condizione di equilibrio di forze elettriche. In natura non esiste l’assoluta mancanza di movimento, e anche quando la ottenessimo artificialmente (con la temperatura dello zero assoluto), non arriveremmo ad una condizione di assenza di energia.

Se assumiamo l’immagine dell’atomo con un nucleo ‘fermo’ e gli elettroni che gli girano intorno, ebbene, quella parte è ‘ferma’ grazie all’effetto di un’altra forza, che vince l’interazione elettrica che porterebbe i protoni, che compongono il nucleo, ad allontanarsi, in quanto aventi carica elettrica uguale. Quando si riesce a ‘spezzare’ il legame che unisce i protoni all’interno del nucleo, si libera un’enorme quantità di energia, quella nucleare. Quindi, immaginativamente, proprio laddove la situazione appare più statica, cioè nel nucleo dell’atomo, si ha la massima concentrazione di energia (e questa non è altro che una delle rivoluzionarie scoperte di Einstein, riassunta nella formula e = mc2 : ogni massa (m, cioè ogni parte di materia) equivale ad una quantità di energia (e) pari alla stessa massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce per il quadrato della velocità della luce (c = 300.000 km/sec).

Quindi, sostenere che ‘tutto è energia’, oltre ad essere una espressione evocativa, è anche verità scientifica sul piano materiale.

Per fare un quadro delle diverse forme di energia nel campo della Fisica, eccole: Energia meccanica, classicamente come somma di Energia potenziale e Energia cinetica, Energia chimica, Energia elettromagnetica, Energia gravitazionale, Energia termica, Energia nucleare.

L’energia nell’umano

Quando parliamo di energia al di fuori dell’ambito prettamente fisico, e ci riferiamo alla dimensione umana, ci troviamo di fronte ad un quadro più complesso. 

La necessità media di apporto di energia dall’ambiente di un essere umano adulto (cibo) è di circa 2.500 chilocalorie al giorno, che, con la necessaria conversione, corrispondono a 2,9 KWh (KWattOra, dove Kilo=103 e il WattOra è una unità di misura per la quantità di energia, mentre il Watt misura la potenza). Questo valore, riportato su scala annuale, ci dà un consumo pro capite di energia annuo di circa 1 MWh, dove M sta per Mega=106

L’esperienza che dell’energia fa l’essere umano è fortemente collegata alla dimensione prettamente materiale, tanto che esiste il fenomeno del ‘calo di zuccheri’ (cioè una sensazione di mancanza di energia quando il livello di zuccheri nel sangue va al di sotto di una certa soglia), tuttavia alcune osservazioni fanno ipotizzare che non tutto ciò che accade a livello umano dipenda da dinamiche di energia a livello esclusivamente materiale.

Se pensiamo al progresso delle civiltà e all’affermazione di cambiamenti basati sulla diffusione di ‘idee’, viene da chiedersi se le idee non siano una forma di energia. Adottando la visuale evidenziata in partenza (il cambiamento viene da un lavoro, che richiede energia), questa domanda riceverebbe una risposta affermativa. 

La Storia riconosce ad alcune individualità di avere ‘portato al mondo’ forti impulsi di cambiamento, nei campi dell’arte, della scienza, della spiritualità e dell’azione sociale o politica. Pensiamo a Gandhi, Mandela, M.L. King. Queste persone che, a livello materiale, disponevano della stessa energia di altre individualità con le stesse caratteristiche fisiche, hanno determinato enormi cambiamenti. Hanno quindi fatto un grosso lavoro, e sappiamo che il lavoro richiede energia. Quindi, da dove è venuta questa energia aggiuntiva?

Individualità come queste sono a volte definite ‘benefattori’, cioè persone che hanno fatto il bene. Il bene (se ci si consente di usare questo concetto) ha intimamente a che fare con l’amore (idem). 

Certo, non va dimenticato che altre personalità, come quella di Hitler, hanno generato processi apparentemente simili, con effetti di qualità opposta.

L’energia materiale è sufficiente per tutti?

Ma torniamo all’energia sul piano materiale. 

L’energia trasferita dal Sole alla Terra in un anno è di 5.548 PWh, dove P sta per Peta=1015. Visto che siamo in 8 miliardi (o 8G, dove G sta per Giga=109), abbiamo bisogno di 8 PWh. Per completezza, abbiamo saltato i Tera=1012.

Da qui si evince che l’energia che arriva sulla terra dal Sole è sufficiente per mettere a disposizione di ognuno degli abitanti attuali circa 700 volte la quantità necessaria per il suo sostentamento, dove è chiaro che, non essendo al momento possibile convogliare tutta l’energia ricevuta dal Sole unicamente verso la soddisfazione dei bisogni umani, occorre considerare margini di, diciamo così, ‘sicurezza’.

A questo punto occorre però considerare che, a fianco del fabbisogno ‘calorico’ per la sopravvivenza biologica, la civilizzazione ha portato ad un progressivo aumento della quantità di energia impiegata dalle nostre vite, considerando da un lato tutti i servizi infrastrutturali sui quali oggigiorno si appoggiano (istituzioni, sistema sanitario, strade, ferrovie, sistema educativo, difesa, ecc), e dall’altro tutti i servizi più specifici che ci permettono, ad esempio, di conservare, trasformare e trasportare il cibo. 

Tanto che, a partire da quel 1 MWh/anno pro capite ‘basico’, nel 1879 si era già arrivati, negli USA, a 30 MWh e, dato 2021 sempre USA, abbiamo ora superato i 100 MWh. Su questa base, vediamo che, se lo stile di vita di tutti gli homo sapiens eguagliasse il benchmark USA, il ‘margine di sicurezza’ passerebbe da un 1:700 ad un risicato 1:7.

Gli antichi cadaveri e la moderna estinzione

Come già illustrato, quasi tutta l’energia sul nostro pianeta viene dal Sole, in modo diretto (fotovoltaico, solare termico) o indiretto e combinato con la forza gravitazionale (venti, idroelettrico, maree). Poi c’è tutto ciò che l’uomo brucia, che deriva da qualcosa che era precedentemente vivo (gli alberi, il carbone, il petrolio, il gas, tutti materiali nella cui formazione il Sole ha avuto un ruolo indispensabile), infine l’energia nucleare, che chiude il cerchio con l’energia dal Sole.

E’ ormai definitivamente assodato che il pernicioso riscaldamento globale in atto da quasi due secoli trova le sue cause nell’estrarre e bruciare i combustibili fossili. Cosa sono i combustibili fossili? Delle specie di antichissimi cadaveri di piante, alghe e altri organismi marini che, a differenza dei normali cadaveri, non sono diventati ‘concime’ per nuova vita, ma sono invece usciti dal circuito organico, subendo un processo di mineralizzazione. A tutt’oggi circa l’85% dell’energia usata dagli Homo Sapiens viene ancora ricavata dai combustibili fossili (tra l’altro in via di esaurimento).

Se continuiamo a bruciare questi arcaici cadaveri andiamo incontro alla rapida estinzione di molte specie (si stima che almeno un terzo del totale delle specie animali e vegetali scomparirà entro il 2070). 

La crisi climatica rischia di sconvolgere ciò che oggi chiamiamo ‘società umana’. Per la maggior parte di chi vive in un paese sviluppato, la soddisfazione dei bisogni di base è oggi garantita. Dopo il ‘collasso’ dell’economia (che allo stato è purtroppo una opzione assai prevedibile), molte cose che oggi diamo per scontate, dalle quali dipende la nostra sopravvivenza, potrebbero venire a mancare, ed è davvero sinistro immaginare cosa accadrebbe in un pianeta molto popolato in cui le risorse di base (acqua e cibo) sono diventate scarse, in seguito ai fattori naturali legati al cambiamento climatico e alle modalità in cui si è sviluppata la società umana. Si consideri ad esempio il crescente fenomeno dell’urbanizzazione, che consiste nel concentrare vite umane in luoghi nei quali non c’è produzione di cibo.

Magari l’estinzione del genere umano non è proprio imminente, visto che siamo esseri molto adattabili. Tuttavia le prospettive su base scientifica sono tutto fuorché ottimistiche, tanto che si parla di catastrofe climatica.

Lo sviluppo dell’umano verso l’amore

Da quanto esposto sopra sembra che nell’uomo possano coesistere due processi energetici: da un lato quello studiato con gli strumenti scientifici tradizionali, che analizzano l’energia che assumiamo sotto forma di cibo e il modo in cui si trasforma, fino anche ad alimentare le nostre azioni; dall’altro un processo d’amore, per attivare il quale possiamo accedere ad una ‘fonte energetica’ interiore anche in presenza di scarsissime energie fisiche, e, grazie ad una specie di forza morale, innescare processi che potranno produrre effetti materiali a volte di portata smisurata, innescando una  ‘reazione a catena’ analoga a quella che può verificarsi con l’energia nucleare. Una reazione a catena che contagia da individuo a individuo con  consapevolezza e comportamenti più responsabili rispetto a se stessi, ai propri simili e all’ambiente naturale dal quale si sa di dipendere e del quale si sa di essere una parte.

Questo secondo processo energetico, costituito da idee e valori che ispirano comportamenti, invece che da merci che consumano e inquinano, e per la produzione delle quali spesso non sono stati rispettati diritti e dignità umana, ha la potenzialità di migliorare le condizioni di vita sul nostro pianeta (come a volte è già capitato) diffondendo benessere interiore e sostanza morale, invece che oggetti o sostanze materiali. 

Quindi, per andare verso la conclusione, sorge la domanda: ma perché alle nostre vite serve sempre più energia esterna, energia per procurare la quale dobbiamo ancora ricorrere intensivamente ai combustibili fossili, che stanno portandoci verso scenari rovinosi? (e ha senso qui ricordare che il 10% più ricco del pianeta causa il 50% delle emissioni climalteranti totali). Finché si trattava di far tirare l’aratro da un animale, invece di doverlo fare con le proprie forze, oppure di affidare lavori ripetitivi ad una macchina per riservarsi attività più creative e innovative, la cosa era del tutto condivisibile. Ma ora sembra che il fenomeno abbia preso una piega molto diversa, sinistramente associata al disseppellimento di antichi cadaveri.

Personalmente ho il dubbio che se non si trova e si riesce ad applicare una soluzione a questa specifica questione, non possiamo realizzare un modello di sviluppo veramente sostenibile.

Che l’amore, con tutte le sue gradazioni, per iniziare col rispetto, sia l’unica possibile soluzione per il futuro dell’umanità, non è certo la prima volta che viene sostenuto. La questione sta diventando terribilmente urgente, e richiama individualmente la responsabilità di ogni essere umano.

L’articolo ha sollevato questioni cruciali sul nostro futuro. Non aspettare che sia troppo tardi. Scopri come PMI Sostenibile può affiancarti nel percorso di sostenibilità della tua azienda. Contattaci ora.

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